How many years can some people exist
before they’re allowed to be free?
Bob Dylan
Secondo il mito gli esseri umani scaturirono ciascuno da una parte del corpo della divinità Purusha, l’essere primigenio. Così è scritto nel testo sacro indiano, il Rigveda. Dalla parte del corpo dalla quale vennero creati deriva la loro posizione sociale e quindi la loro professione. I bramini scaturirono dal cervello della divinità, gli kshatrya dalle sue braccia, i Vaishya dal loro ventre, i sudra dai loro piedi.
L’origine del sistema delle caste si perde nella notte dei tempi, nelle pieghe della storia dei dominatori e dei vinti. Venne importato in India dagli invasori ariani, popolo nomade, di origine indo- europea, che iniziò la sua avanzata in questa terra nel 1500 A.C.? Oppure si tratta di un fenomeno prettamente autoctono, ancora un retaggio delle civiltà indo- gangetiche che abitarono la valle di questi fiumi all’alba della civiltà? Non c’è accordo tra gli studiosi, ma la prima ipotesi fu a lungo la più diffusa, in quanto sostenitrice di una superiorità di razza. La carnagione chiara era associata ad un alto grado di nobiltà. Era opinione diffusa infatti che gli arya fossero un popolo alto, slanciato, dalla pelle chiara e dai lineamenti regolari, mentre la popolazione indigena fosse bassa e scura di pelle. Sembra che questo popolo ariano fosse diviso in tre classi, i Brahmana, sacerdoti ed insegnanti, gli Kshatrya, re, guerrieri ed amministratori e i Vaishya, agricoltori, mercanti, uomini d'affari. Gli arya avrebbero quindi introdotto la loro organizzazione sociale tripartita, relegando la popolazione vinta a una quarta fascia, quella dei Shudra, servitori ed operai. Sembra però che una rigida suddivisione in caste, sia stata preceduta da un assetto basato su corporazioni, i cui membri svolgevano quindi lo stesso mestiere ed erano legati da relazioni endogamiche. La necessità di tutelarsi e di difendersi rese poi questi gruppi sociali sempre più rigidi e sempre più richiusi su se stessi. Con il passare dei secoli, a queste quattro caste si aggiunse quella degli intoccabili,o paria, senza casta, Harijat, dalit. Collocati al più basso gradino della scala sociale, erano impegnati in quelle mansioni considerate sporche e degradanti, come maneggiare rifiuti fisiologici umani o resti animali. Queste attività venivano considerate contaminanti e contagiose. Da qui nasce l’intoccabilità, per preservare la propria purezza dal contatto con l’impurità di cui questa gente era portatrice. Gli intoccabili erano quindi banditi dalla vita sociale degli hindu. E attente precauzioni venivano prese per evitare il contatto tra questi e le caste superiori. Il sistema delle caste, caratteristica intrinseca della società di religione induista, ma analoghe divisioni si possono trovare anche nelle minoranze cristiane e musulmane dell’India, restò immune all’infinita successione di invasioni, dominazioni, colonizzazioni che attraversarono e sconvolsero l’India nei secoli a venire. E sopravvive ancora oggi, sostanzialmente immutato. Millenni di immobilità sociale costituiscono un edificio dalle fondamenta troppo stabili per pensare di farlo crollare dall’oggi al domani. Ciò che ha garantito il perdurare del sistema castale è la sua rigidità: la pratica endogamica, rigorosamente tra individui del medesimo credo religioso oltre che della stessa casta e sottocasta, ha garantito il perpetuarsi delle caste. La nascita in una determinata casta determina quindi già il proprio destino, una precisa posizione sociale e un preciso ruolo professionale orgoglio come i loro progenitori avessero delle responsabilità e dei doveri proporzionali alla loro casta. Questo ha portato a una società altamente stratificata, con un bassissimo grado di mobilità sociale. Se la rapida urbanizzazione ha portato ad affievolire il sistema delle caste e le sue derivanti pratiche- per altro dichiarate illegali e sanzionabili, ancora nel mondo rurale persistono. E sono frequenti gli episodi di discriminazioni e di violenza sui dalit da parte delle caste superiori, che talvolta forzano i dalit a tornare alle loro tradizionali degradanti occupazioni. Per l’intoccabile la nascita è una condanna. alla sua sporca professione, al suo stato subumano. Non può opporsi. Lavare le latrine, i panni sporchi, lavorare il cuoio, lavorare come braccianti agricoli, scavatori, artisti di strada, muratori, portatori di acqua, tagliatori d’erba, queste sono le mansioni tradizionalmente riservate agli intoccabili. Ai dalit non era concesso di proiettare la propria ombra su un non dalit, specialmente se bramino, per evitare ogni tipo di contaminazione, i dalit dovevano spazzare la terra dove hanno camminato per evitare di contaminare altri passanti con le loro sozze impronte. Ai dalit erano riservate addirittura strade speciali. Ai dalit non era consentito l’accesso alle scuole e dunque ad un’istruzione. Era a loro vietato di attingere agli stessi pozzi a cui attingono gli altri e di pregare negli stessi templi. I dalit erano quindi segregati in zone isolate dal resto dell’abitato. Gandhi ha fatto dello sradicamento dell’intoccabilità una missione dell’Indian National Congress. L’articolo 17 della Costituzione indiana abolisce l’intoccabilità. Il concetto di intoccabilità è stato dunque abolito nel 1950. Formalmente non esiste più. La legge condanna ogni tipo di discriminazione nei confronti dei senza casta. Ma la discriminazione persiste indisturbata, specie nelle aree rurali e gli intoccabili non vivono una situazione diversa da quella che hanno vissuto gli afroamericani negli Stati Uniti della segregazione razziale o la popolazione di colore nel Sudafrica dell’apartheid. Se in America e in Sudafrica si può parlare di una discriminazione a sfondo razziale, in India la discriminazione è il frutto dell’intrecciarsi del concetto di razza con quello di classe. E proprio sul concetto di classe o casta si regge la grande democrazia indiana con la sua struttura sociale solidamente stratificata. Nell’India sulla via dello sviluppo e del rispetto dei diritti umani, nell’India della modernità galoppante, in questa nuova india che affronta la modernità il tessuto sociale è ancora un tessuto rigidamente immobile. La costituzione indiana ha adottato provvedimenti specifici come l’incremento di posti di lavoro, l’aumento dei seggi in parlamento e delle ammissioni all’università. Per conferire ai dalit una mobilità sociale, ma di queste concessioni sono beneficiari soltanto quelli di religione induista. Nel ‘91 i dalit erano 130 milioni, il 16% della popolazione indiana.
La parola “casta” , introdotta dagli inglesi, deriva dal latino castus, puro, casto, ed è utilizzata per differenziare i vari livelli di purezza o di contaminazione di una classe sociale. In India il termine originariamente utilizzato era varna, colore. Oggi si utilizza il termine jati.